Alimentazione vegana: Panacea?

Alimentazione vegana: Panacea?

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Dimagrire-con-la-Dieta-vegana

 

I vegani (vegetaliani) sono coloro che non si cibano di alimenti di origine animale, quindi non solo abolizione della carne e del pesce, ma anche delle uova, del latte e dei latticini. Esistono due tipi di vegani:

Vegani assoluti – Sono coloro che per patosensibilità estrema ritengono che il diritto degli animali alla vita e alla non sofferenza sia inviolabile.
Vegani salutisti – Sono coloro che per salutismo non si cibano di alimenti di origine animale.
Spesso il salutismo è usato come mascheramento o giustificazione di un veganesimo assoluto (“io odio la sofferenza inflitta agli animali, tanto più che è inutile perché mangiarli fa male alla salute!”).

Si deve poi ricordare che molti vegani evolvono verso regimi alimentari ancora più stretti (i granivori mangiano solo cereali, i frugivori soltanto frutta e i crudisti mangiano soltanto verdure crude).

Vegani e vita

Valgono le stesse considerazioni fatte per i vegetariani con l’aggravante che lo spettro dei cibi possibili è molto limitato. Curioso notare come i vegani non salutisti (cioè quelli che abbiamo definito assoluti) non prendano nemmeno in considerazione l’idea di cibarsi di alimenti derivati dagli animali (uova, latte, formaggi, miele) prodotti da animali non tenuti in cattività penalizzante (per esempio l’uovo della gallina allevata in cortile come cento anni fa!).

Insalata di farro

Alimentazione vegana e salute

L’errore di base – Nelle righe che seguiranno troverete molte difficoltà tipiche della dieta vegana; le ricerche (come quelle alla base del libro The China Study) che promuovono la dieta vegana sono affette da un errore di correlazione (si scambia una correlazione per una causa) in quanto tutte confrontano i risultati per i vegani con “tutta” la popolazione e quindi stabiliscono che vegano è meglio (allo stesso modo si può stabilire per esempio che chi si lava i denti tre volte al giorno vive di più: qualunque persona ragionevole capisce che chi si lava i denti tre volte al giorno è molto più attento alla salute della media della popolazione e che quindi è questa attenzione che fa vivere di più, non certo i tre soli lavaggi!). Peccato che avere un buon stile di vita e mangiare di tutto sia ancora meglio! L’errore di correlazione diventa evidente quando si sostiene che “i vegani vivono più a lungo”. È la sua attenzione (causa diretta) che lo rende più longevo della media della popolazione che magari beve, fuma ecc., non il fatto che si nutre di vegetali. In altri termini, l’insieme dei vegani dovrebbe essere confrontato con quello di chi è comunque attento alla propria salute, ma vegano non è (chi ha uno stile di vita corretto non supera il 10% della popolazione). Purtroppo questo studio nessuno lo ha ancora fatto.

Il secondo errore – Le ricerche sembrano ignorare (e lo fanno anche uomini di scienza vegani!) che non esistono i grassi o le proteine animali, ma solo quelli di “origine animale”. Infatti gli stessi acidi grassi contenuti nella carne si trovano anche nel cioccolato e in altri grassi vegetali, così per gli aminoacidi. Quello che fa male è l’eccesso. Ovvio che se elimino moltissimi cibi diventa più difficile eccedere, anche perché gli alimenti vegetali sono meno appetibili di quelli animali e quindi si mangia di meno (per esempio l’olio è molto meno appetibile della panna!).Le diete completamente prive di proteine di origine animale non rispettano né il vincolo dei macronutrienti né quello di una facile autogestione. Vediamo i punti che sottolineano come difficilmente una dieta priva di proteine animali possa ritenersi “ideale”.

Lo spettro aminoacidico – La demonizzazione della carne e dei cibi di origine animale si è tradotta nella demonizzazione di uno dei macronutrienti principali, le proteine. In una dieta non vegana solo il 30% delle proteine deriva dai vegetali. I vegani sostengono che è possibile sopperire al bisogno proteico giornaliero con cereali, leguminose ecc. Purtroppo la cosa non è così semplice (ecco dove cade l’autogestione) perché, a differenza delle carni, i singoli vegetali non hanno uno spettro aminoacidico completo. Per esempio, nei cereali c’è una percentuale trascurabile di lisina, mentre nelle leguminose non c’è la metionina. Occorre pertanto fare un cocktail molto preciso per avere un’alimentazione proteicamente corretta. In sostanza ciò che è teoricamente possibile (un perfetto soddisfacimento del fabbisogno proteico) in pratica non lo è, vista la scarsa variabilità nel mondo vegetale di sorgenti proteiche.

I fitati – Inoltre se le proteine vengono derivate dalla soia occorre tener conto che, quando il fabbisogno proteico si risolve per oltre il 20% con derivati della soia, s’introducono nell’organismo sostanze (fitati) che possono inibire l’assorbimento di alcuni minerali come lo zinco.

 Gli acidi grassi essenziali – Nelle diete con carenza di pesce mancano fonti dirette di EPA (acido eicosapentaenoico) e di DHA (acido docosaesaenoico), fondamentali per una buona alimentazione. Molte ricerche (provenienti anche da ambienti vegetariani) sollevano dubbi sulla capacità di convertire l’alfa-linolenico in EPA e DHA e la conversione è ancora più dubbia nei bambini. Su questo punto i vegetariani dovrebbero riflettere: se non ne erano a conoscenza, forse prima di scegliere emozionalmente un regime alimentare è meglio documentarsi.

La demonizzazione delle proteine di origine animale porta generalmente il vegetariano ad assumere una percentuale eccessiva (a volte vicina all’80%) di carboidrati (pasta, riso, frutta ecc.), cosa che non risolve affatto il problema dell’obesità, poiché un’abbondanza di carboidrati facilita la loro trasformazione in grassi.

La ricerca di Walsh

Anni fa, i movimenti vegetariani e vegani ebbero un incremento numerico nella popolazione anche grazie alla frangia di fobici ossessionati dall’idea che il cancro avesse sicuramente una causa alimentare e, in particolare, fosse collegato al consumo di carne. Se permane la scelta etica, ora anche fonti vegetariane e vegane devono ammettere che un tale tipo di alimentazione per la salute non è il massimo. Onore al merito.Uno studio di Walsh presentato nel 2002 al 35-esimo congresso vegetariano è diventato una pietra miliare per capire il rapporto fra alimentazione e cibi animali. Qui mi limito a segnalare le cose più interessanti:la vitamina B12, assieme ai folati, è necessaria per convertire l’omocisteina in metionina.Se questa reazione metabolica è bloccata, allora i livelli di omocisteina aumentano, causando l’elevazione dei livelli di SAH (S-adenosilomocisteina) e bloccando reazioni di metilazione vitali.
I processi di metilazione sono necessari per stabilizzare DNA, RNA, proteine, produrre neurotrasmettitori e altre sostanze (coenzima Q10) e disintossicare l’organismo.Una carenza di folati favorisce l’anemia megaloblastica.In carenza di vitamina B12 le reazioni di metilazione sono compromesse e i folati vengono in parte intrappolati (“trappola del metile”), provocando ancora anemia megaloblastica.La carenza di vitamina B12, a fronte di elevate assunzioni di folati, provoca danni al sistema nervoso, piuttosto che anemia.L’omocisteina ha effetti favorenti l’ossidazione (pro-ossidanti) ed è coinvolta nel rischio cardiovascolare.I livelli medi di omocisteina nei vegani sono circa 14 mmol/l. Sulla base dei risultati sopra riportati, questi elevati livelli elevati della sostanza possono essere associati con un aumento in mortalità del 40%, riconducibile soprattutto a malattie cardiovascolari e altre cause.I bassi livelli di colesterolo dei vegani permettono di prevedere una mortalità per cardiopatia pari al 50% di quella dei carnivori, cosicché il risultato totale atteso dovrebbe portare alla riduzione di circa il 30% della mortalità attesa per cardiopatia, ma si riscontra anche un aumento del 40% di mortalità per altre cause, con poca differenza quindi nella mortalità totale.
In altri termini, un’alimentazione vegana diminuisce sì il colesterolo, ma aumenta l’omocisteina. Morale: non cambia nulla. Tant’è che lo studio di Walsh indica che la mortalità di carnivori regolari e di vegani è la stessa! Da notare che si riduce del 16% se il soggetto è un consumatore di carne occasionale o è vegetariano, ma addirittura del 18% se è un mangiatore di pesce. Come dire: essere vegani non è la scelta salutistica più corretta.

Dieta vegana e cancro

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Da anni ormai si sono diffuse le credenze che un’alimentazione vegana (cioè vegetariana in senso stretto, senza l’uso di proteine di origine animale) preservi dal cancro, che la carne rossa faccia venire i tumori ecc. Cosa c’è di vero alla luce delle attuali conoscenze mediche?

1) È parzialmente vero che l’alimentazione vegana diminuisce del 30% il rischio del cancro al colon e al retto. Chi consuma carne rossa o altri cibi animali grassi (formaggi grassi) è quindi più a rischio (a causa dei grassi contenuti in essa; il rischio diminuisce se si scelgono carni rosse magre e se si utilizzano metodi di cottura non traumatici, evitando per esempio la griglia) per questi DUE tipi di tumore. Le più recenti ricerche dimostrano però che non sono i grassi saturi il fattore di rischio, ma il loro abuso: in soggetti normopeso il fattore di rischio non è aumentato.

2) È falso affermare che l’alimentazione vegana protegge da tutti i tumori. Per esempio, una ricerca condotta su 350.000 donne per un periodo di 6-15 anni da ricercatori della Harvard School of Public Health di Cambridge, nel Massachusetts, ha dimostrato che non c’è nessuna prova convincente di una significativa diminuzione del rischio di tumore del seno nelle donne che consumano frutta e verdura in abbondanza. La ricerca ha peraltro dimostrato come nelle donne obese il rischio di tumore al seno sia più alto. Perché questa ricerca è importante? Perché dimostra che il presunto ruolo anticancro di frutta e verdura è decisamente ridotto se si considerano individui “magri”. In sostanza si deve modificare la precedente posizione secondo cui esisterebbero alimenti (come i grassi di origine animale) che favorirebbero i tumori in quella secondo cui alcuni alimenti sarebbero tanto più a rischio quanto più il soggetto è sovrappeso.Anche se preserva solo in parte dai tumori all’apparato digerente (anche i vegani muoiono di cancro), potrebbe essere un aiuto per tutti coloro che sono esposti a fattori di rischio o sono geneticamente predisposti a questo tipo di tumori. Se però si traduce in numeri  su 100 morti si considerano quelle per tumore; su queste si considerano quelle per tumori all’apparato digerente e infine si considera il diminuito rischio del 30%, che non è poi molto si scopre che un’alimentazione vegana non ha un’incidenza significativa sulla vita media, tenendo conto che comporta anche svantaggi dal punto di vista salutistico, altrettanto provati come la riduzione del rischio tumorale. La genetica ha ormai dimostrato che la frase “siamo ciò che mangiamo” è solo parzialmente vera perché è anche vero che “siamo ciò che nasciamo”.

3) È falso che basta un’alimentazione vegana per proteggersi dai tumori all’apparato digerente. Infatti uno studio del dipartimento dell’Agricoltura statunitense su 71 tipi di broccoli ha rilevato che le quantità di glucorafanina (la sostanza che dovrebbe proteggere dal cancro) varia enormemente a seconda del tipo. In alcuni broccoli è addirittura assente. I nutrizionisti americani alla luce di queste scoperta pensano di realizzare ibridi ricchi di glucorafanina, addirittura con l’impiego della genetica. Ciò forse non piacerà ai vegani più naturalisti, ma il mondo va avanti. Infatti le varietà attuali più ricche di glucorafanina sono quelle più amare, meno appetibili (la glucorafanina è legata a un’altra sostanza dal sapore nettamente amarognolo) e quindi probabilmente non basteranno le tecniche tradizionali per ottenere ibridi che possano essere accolti favorevolmente dai consumatori. Lo stesso procedimento si pensa di attuarlo anche per i pomodori, aumentando il contenuto di licopene, un antiossidante che attacca i radicali liberi. Attualmente la quantità di licopene è proporzionale alla temperatura del luogo di coltivazione: i pomodori coltivati a Napoli contengono più licopene di quelli coltivati in Lombardia.

Veramente al sicuro? – Da ultimo la ricetta vegana contro il cancro non è scientifica. La morte per cancro di Linda McCartney (la moglie del celeberrimo Paul), vegetariana convinta, mise in crisi parecchi vegetariani che si ritenevano assolutamente al sicuro dalla malattia.

Problema etico Come accenato nel precedente articolo il discorso etico è perdente perché un’etica assoluta non esiste . Uno di questi è la negazione della sofferenza.Molte persone si chiedono come sia possibile ritenere normali le sofferenze degli animali che vengono usati per l’alimentazione e concludono bollando eticamente chi è indifferente a quella sofferenza.Purtroppo non comprendono che la sofferenza è nella normalità delle cose perché tutti noi provochiamo sofferenza per una nostra migliore qualità della vita. Bene, pensiamo allora alla sofferenza provocata da un nostro rifiuto a una persona che si è innamorata di noi; supposto che siamo single (ci mancherebbe)non ci sono ragioni per dire di no, se non il diritto a scegliere chi ci piace e quindi il diritto alla nostra qualità della vita, anche se l’altro può soffrirne da morire, fino a uccidersi. Se è vero, come sostengono i vegani, che l’etica non può non tener conto del nostro rapporto con gli altri che ci circondano perché altrimenti è solo moralismo, proprio il nostro comportamento con gli altri uomini ci fa capire che la sofferenza è inevitabile perché noi muovendoci nel mondo facciamo danni. La società civile poi minimizza questi danni con leggi che hanno lo scopo di salvaguardare la qualità della vita del maggior numero possibile di cittadini. In un Paese avanzato rubare o uccidere “non conviene” perché, a prescindere da ogni discorso etico sul quale si può discutere per anni, porta statisticamente a gravi conseguenze.

Grazie per l’attenzione.